Immuni, Arcuri: ‘App operativa da maggio’. Ma sarà in linea con Apple e Google?

Il Commissario per l’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri spiega quando scatterà la notifica della app Immuni: “Farà scattare l’alert quando ad esempio il signor Rossi avrà avuto un contatto stretto per più di 15 minuti con una persona positiva”. Ancora rebus sulla gestione dei dati: “valutiamo se dati App su server o smartphone”.

È iniziato il countdown per Immuni“A maggio la App entrerà con le prime funzionalità, e progressivamente, in tempi ravvicinati, saranno attive anche quelle più vicine al diario clinico”, cioè la connessione con il Sistema sanitario nazionale, ha annunciato oggi in conferenza stampa il Commissario per l’emergenza coronavirus. Domenico Arcuri ha anche spiegato quando scatterà la notifica di Immuni, che utilizzerà il Bluetooth Low Energy per il contact tracing: “Farà scattare l’alert quando ad esempio il signor Rossi avrà avuto un contatto stretto per più di 15 minuti con una persona positiva”, insomma non è la Asl ad avvisare, ma il contrario: è il cittadino a diventare “protagonista del percorso sanitario”.

“A maggio quando? A maggio, può essere anche il primo maggio…”, ha precisato sorridendo Arcuri dopo la conferenza stampa ai giornalisti che chiedevano dettagli sui tempi di attivazione della app.

“Ovviamente se non c’è tempestività tra la segnalazione e il tampone non abbiamo raggiunto l’obiettivo di contact tracing“, ha detto ancora Arcuri, “dunque è necessario essere sottoposti ai tamponi. Fino a ieri ne abbiamo distribuiti 2 milioni e mezzo. Gli italiani sottoposti ai tamponi sono stati 1,7 milioni, quindi devo immaginare – ha continuato Arcuri – che le Regioni abbiano in magazzino almeno 800 mila. Continueremo con una massiccia distribuzione degli stessi per essere certi che ce ne sia costantemente una quantita’ sufficiente”.

Il premier Giuseppe Conte non ha citato Immuni nella conferenza stampa di domenica tra le misure introdotte per la fase 2, ma “non significa che il lavoro non proceda: stasera abbiamo una riunione di coordinamento”, ha dichiarato Arcuri.

L’accelerazione su Immuni c’è stata anche grazie all’impulso di Vittorio Colao, che ieri ha fatto trapelare le richieste della sua task force al governo per avviare la Fase 2: tra queste la “rapida adozione della tecnologia per il tracing” e la richiesta di “una regia unica per il digitale e la gestione dei dati”.

Secondo il Giornale “il premier sbianchetta la app Immuni”, perché “potrebbe violare le regole di Apple e Google”. Ed una logica in questo c’è. Se immuni non piace alle due Big Tech, molto probabilmente, il Governo non darà il via libera all’app. Perché?

Apple e Google hanno già spiegato che i loro sistemi operativi, che saranno aggiornati tra maggio e giugno, non comunicheranno con app governative di contact tracing se non si basano su una decentralizzazione dei dati.

Lo scopo dell’app è, come dice il nome stesso, poter ricostruire (to trace) il novero di contatti di una persona (contact) che, ad un certo punto, viene rilevata come positiva al Coronavirus Sars-Cov-2.

La prima fase dell’iniziativa Apple e Google scatta questa settimana: rilasceranno le API per app certificate dai governo e per finalità anti Covid-19. Tra maggio e giugno, invece, la funzionalità sarà integrata nel Sistema Operativo (SO). Dopo l’installazione dell’aggiornamento del SO e l’opt-in dell’utente, ossia il consenso, chiariscono le due società nel nuovo documento “Exposure Notification“, il sistema traccerà i contatti con il Bluetooth come nella prima fase, ma senza richiedere l’installazione di un’app.

Poi saranno automaticamente i device a confrontare l’elenco dei contatti anonimi e se un codice di una persona positiva al Covid-19 è entrato in contatto con il proprio, allora l’utente verrà avvisato e se non ha già scaricato un’app ufficiale, gli verrà chiesto di farlo e verrà poi informato sui passaggi successivi dal sistema sanitario nazionale. “Solo le autorità sanitarie pubbliche avranno accesso a questa tecnologia e le loro app devono soddisfare criteri specifici in materia di privacy, sicurezza e controllo dei dati”, ecco il diktat di Apple e Google, che ha complicato la vita ad Immuni.

Il punto principale riguarda il sistema di conservazione dei dati personali, ovvero se sia centralizzato o decentralizzato.

Chi gestirà i dati? Sogei o Sia?

Non è stato ancora deciso se i dati raccolti dalla App per il contact tracing saranno conservati sui device dei cittadini o su un server pubblico. Lo ha spiegato il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri sottolineando che ovviamente la scelta verrà fatta prima che ‘Immuni’ venga attivata. “Al momento dello sviluppo si potrà decidere se lasciarli sul telefonino e/o su un server pubblico e italiano – ha detto – In ogni caso non cambia nulla sulla piena e assoluta garanzia della privacy” in quanto i “dati sono criptati”. 

Certo sono trascorsi 11 giorni dalla selezione di Immuni ed ancora non è stato deciso un aspetto chiave del sistema di tracciamento dei contagiati dal virus.

Scrive MF-Milano Finanza è “tra Sogei e Sia la corsa per chi dovrà gestire i dati dell’applicazione”. Sogei è la piattaforma tecnologica dell’amministrazione finanziariaSia è la società controllata da CDP Equity, specializzata, si legge sul sito, nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici dedicati alle Istituzioni Finanziarie, Banche Centrali, Imprese e Pubbliche Amministrazioni. Sogei la società di Information Technology 100% del Ministero dell’Economia e delle Finanze ed opera sulla base del modello organizzativo dell’in house providing, invece i principali azionisti di Sia sono: 57,42% FSIA investimenti (società posseduta per il 70% da FSI Investimenti – a sua volta controllata da CDP Equity con una quota del 77% – e per il 30% da Poste Italiane), 25,70 Cdp Equity, 5,33 Banco BPM, 2,85% Mediolanum e 2,58% Deutsche Bank.

Nel caso di Sia potrebbe una società non pubblica al 100%, ma controllata da Cdp con oltre l’80%, gestire i dati di Immuni?

La riposta è stata data dal Garante privacy. Antonello Soro sulla regia che dovrà gestire l’app ha detto in audizione in Parlamento che “spetta al Governo la scelta”, ma si auspica che “la complessa filiera del contact tracing possa realizzarsi interamente in ambito pubblico. Ove, tuttavia, ciò non fosse possibile e anche solo un segmento del trattamento dovesse essere affidato a soggetti privati, essi dovrebbero possedere idonei requisiti di affidabilità, trasparenza e controllabilità, rigorosamente asseverati”.

Secondo l’identikit tracciato dal commissario straordinario Domenico Arcuri entrambe possono sfidarsi per la gestione dei dati dell’app: “L’infrastruttura dei dati sarà pubblica e italiana”. A Palazzo Chigi la preferenza, secondo MF-Milano Finanza, sembra andare verso Sogei, che gestisce i dati per l’amministrazione fiscale. All’interno del governo c’è però anche chi propende per Sia, società attiva nelle infrastrutture e nei servizi tecnologici di pagamento.

La scelta di affidarsi a un’infrastruttura in-house di tipo pubblico si concilia peraltro con il modello decentralizzato verso cui si è orientata Bending Spoons, la società che sviluppa Immuni. Con tale modalità si immagazzinano meno dati; nel modello decentralizzato restano nei dispositivi dei proprietari. L’app genera un proprio identificativo anonimo che trasmette ad altri dispositivi quando si viene in contatto tramite Bluetooth. Quando un operatore sanitario identifica un paziente Covid-19 gli fornisce un codice che permette di caricare sul server gli altri identificativi raccolti. Scaricando dai server la lista dei codici, i cellulari verificano se sono stati a contatto con l’utente positivo.

La scelta tra i due modelli non è ovvia, quello decentralizzato comunque garantisce una maggiore attenzione alla privacy. Alcuni dubbi sono stati invece sollevati sulla modalità del diario sanitario che l’applicazione fornisce. Resta intanto da capire con quale strumento normativo, decreto o emendamento, il governo permetterà al Parlamento di esprimersi sull’utilizzo dell’app, come ha assicurato il premier Giuseppe Conte in Parlamento il 21 aprile scorso.

 

Fonte: Key4biz | di Luigi Garofalo

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