Gdpr e sanzioni amministrative, Garante Soro ‘Il Regolamento delinea sistema sanzionatorio alquanto articolato’

Il Garante Privacy italiano infliggerà sanzioni pecuniarie in base alla natura, alla gravità e alla durata dell’illecito e dunque le multe saranno per ogni singolo caso di violazione “effettive, proporzionate e dissuasive”.

A 4 giorni dall’entrata, pienamente, in vigore del Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (Gprd), il Garante Privacy, Antonello Soro, fa il punto sulle sanzioni previste, in particolare su quelle di natura amministrativa: “L’Autorità rispetterà il Regolamento che delinea un sistema sanzionatorio alquanto articolato”, ha detto Soro nell’intervista a ‘ItaliaOggi Sette’. “Anzitutto”, ha aggiunto il Garante, il regolamento “configura la sanzione amministrativa come una delle possibili reazioni (non certo l’unica) all’illecito, da applicarsi con un approccio gradualistico, insieme o alternativamente alle misure inibitorie e prescrittive’.

In sostanza il Garante Privacy italiano infliggerà sanzioni pecuniarie in base alla natura, alla gravità e alla durata dell’illecito e dunque le multe saranno per ogni singolo caso di violazione “effettive, proporzionate e dissuasive” (come prevede l’articolo 83 del Gdpr e l’art.166 del Decreto di adeguamento della normativa nazionale). Dovrebbero essere anche ‘equivalenti’ per lo stesso illecito in ogni Paese membro.

Gdpr, a quanto ammontano le sanzioni?

A quanto ammontano le sanzioni? Sono disciplinate dall’articolo 83 del regolamento Ue e possono essere salatissime, arrivando a 20 milioni di euro per i singoli o fino al 4% del fatturato mondiale annuo per le aziende, a prescindere da dove sia la sede principale, che può essere anche fuori dall’Europa. Anche per questo motivo col il Gdpr in vigore Facebook non potrebbe più farla franca di fronte a un nuovo caso Cambridge Analytica. A proposito del datagate, domani Mark Zuckerberg riferirà dello scandalo che ha coinvolto i dati di 2,7 milioni di europei, a Bruxelles, non nell’Aula del Parlamento Ue, ma alla conferenza dei presidenti dell’Europarlamento. L’audizione era prevista a porte chiuse e sarebbe stata una mezza vittoria. Così Antonio Tajani oggi ha annunciato la trasmissione in diretta streaming, modalità accettata dal Ceo di Facebook.

Dopo l’ok della Commissione del Senato, il decreto deve ricevere il voto a favore dell’omologa Commissione della Camera, poi il parere del Garante Privacy e infine ritornare a Palazzo Chigi e ottenere il via libera definitivo del Consiglio dei Ministri (dovrà prima esserci anche l’ok di cinque ministeri: Giustizia, Affari esteri, Economia, Sviluppo economico e Pa).

L’Italia non è l’unica in ritardo nell’approvare il decreto di adeguamento al Gdpr. Al momento soltanto Austria, Germania, Francia, Croazia, Olanda, Svezia e Slovacchia sono pronti per la deadline di venerdì prossimo, 25 maggio, mentre tutti gli altri Paesi sono ancora alle prese con il recepimento della normativa.

Fonte: Key4biz | di Luigi Garofalo

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