Garanti privacy all’Ue: “Servono più risorse per far rispettare Gdpr a Big Tech”

Inviata al Parlamento e al Consiglio europeo la lettera per chiedere più fondi per potenziare gli uffici del garante privacy europeo e del board di tutti i garanti nazionali.

“I diritti alla protezione dei dati delle persone saranno a rischio e la credibilità dell’UE sul GDPR sarà minata”. È l’allarme lanciato in una lettera scritta da Andrea Jelinek, il presidente del Comitato Europeo che riunisce i garanti privacy dei 27 Stati membri (European Data Protection Board – EDPB) e dal Garante Privacy europeo Wojciech Wiewiórowski (European Data Protection Supervisor – EDPS).

La lettera, visionata in anteprima da EURACTIV, è stata inviata alla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e a Edita Hrdá, rappresentante permanente della Repubblica Ceca, il Paese che attualmente detiene la presidenza del Consiglio dell’UE.

I rischi

In sostanza, i garanti privacy chiedono nel bilancio del prossimo anno più risorse di personale e finanziarie per potenziare gli uffici a Bruxelles del garante privacy europeo e del board di tutti i garanti nazionali. La partita in gioco è alta. Meno risorse, come previsto ad oggi nella bozza, significherebbe meno protezione dei dati per i cittadini europei e più “far web” per le big tech. 

“Siamo profondamente preoccupati che questo bilancio, se non sostanzialmente aumentato, sarebbe significativamente troppo basso per consentire all’EDPB e all’EDPS di svolgere i loro compiti in modo appropriato”, avvertono nella lettera.

Le proposte respinte 

Il Garante privacy europeo ha presentato due proposte di modifica al bilancio 2023, entrambe respinte dalla Commissione. Ha chiesto otto unità del personale in più al board dei garanti privacy e otto persone in più per l’Autorità da lui guidata. Secondo EDPB e EDPS queste sono le risorse minime di cui hanno bisogno per garantire la continuità del loro lavoro. Altrimenti, avvertono, non sono più in grado di soddisfare le grandi aspettative della società per quanta riguarda il rispetto del GDPR, soprattutto nei confronti dei giganti tecnologici.

Infine, gli altri rischi indicati. “Non saremo in grado di sostenere in Tribunale le elevate sanzioni contro cui sempre più aziende presentano ricorso e non saremo in grado di continuare a stilare le linee guida sul GDPR e questo può comportare un’applicazione incoerente e imprevedibile del GDPR”.

In attesa di conoscere il testo finale del prossimo bilancio 2023, ricordiamo che in Italia il Garante Privacy da quest’anno, finalmente, può contare su più personale

Fonte: Key4biz | di Luigi Garofalo

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