Garante Privacy fino a fine anno? Sì del Senato, ora testo alla Camera. Su riapertura candidature caos in Aula

Via libera della commissione Giustizia del Senato al Decreto-legge per la continuità del collegio del Garante Privacy entro la fine dell’anno. Ora la palla passa alla Camera. Caos in aula sulla riapertura delle candidature.

Via libera della commissione Giustizia del Senato al Decreto-legge per la continuità del collegio del Garante Privacy entro la fine dell’anno. Con un emendamento a firma della relatrice, Bruna Piarulli (M5S), la procedura di rinnovo del collegio dovrà essere completata entro il 31 dicembre 2019 e non più entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto (e quindi il 7 ottobre). Ora il testo passa alla Camera per l’approvazione finale.

Nel dettaglio, l’articolo 1 del decreto prevede che il Presidente e i componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali continuino ad esercitare le proprie funzioni, limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione e a quelli indifferibili e urgenti, fino all’insediamento del nuovo Collegio e comunque non oltre 60 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento.

Tra le dichiarazioni finali quella di Alberto Balboni di Fratelli d’Italia che aveva ha presentato un emendamento con cui invitata l’Esecutivo a una riapertura “per soli 15 giorni” dei termini di scadenza per la presentazione delle candidature a componente del Collegio del Garante per la privacy, “perché, dopo la scadenza del termine fissata per il 19 giugno scorso, è cambiato l’intero scenario politico con la nascita del Governo M5S-PD”. “Per cui”, ha aggiunto il senatore, “oggi uno potrebbe presentare la candidatura con il nuovo assetto politico, mentre in precedenza non l’ha fatto perché già impegnato in un ruolo governativo”. “Non ritarderebbe di un solo secondo la procedura in corso visto che con l’approvazione del medesimo decreto il collegio del Garante Privacy terminerà il mandato entro la fine dell’anno”, ha concluso Balboni.

Poi c’è stato un botta e risposta tra Ignazio La Russa (FdI), Andrea Giorgis, sottosegretario di Stato per la giustizia e la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.

La Russa: “Visto i pareri contrari del Governo e della relatrice all’emendamento 1.3 siamo disponibili a presentarlo come ordine del giorno”.

“Il Governo accoglie l’ordine del giorno”, risponde Giorgis, “purché la formulazione dell’ordine del giorno sia ‘a valutare l’opportunità di…”

Ma poi dopo un ulteriore dibattito il sottosegretario ha detto che “il Governo è contrario anche all’ordine del giorno”.

La Russa ha cercato poi di precisare: “L’ordine del giorno impegna i presidenti delle Camere a riaprire le candidature”. Poi è intervenuta la presidente del Senato che ha precisato un punto fermo: ‘Il Governo non può impegnare i presidenti di Camera e Senato perché istituzioni autonome. Dal mio punto di vista l’esecutivo può solo esprimere un parere favorevole, in linea generale, alla riapertura delle candidature, ma di fatto la scelta definitiva spetta ai presidenti di Camera e Senato”.

Così La Russa ha poi concluso la vicenda: “Ritiriamo l’ordine del giorno e rimane la facoltà dei presidenti di Senato e Camera di valutare, perché nessuna legge lo vieta, o meno la riapertura delle candidature”.

Dunque è improbabile dal punto di vista politico che ci sia la riapertura delle candidature, perché il Governo è contrario, ma è fattibile dal punto di vista giuridico.

Fonte: Key4biz | di Luigi Garofalo

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