Foto dei bambini sui social, è legittimo che terzi soggetti possano arrogarsi il diritto a pubblicare le foto?

Il quesito di oggi arriva da Laura. Risponde la Dott.ssa Francesca Zuccari, DPO di MBS.

Quesito 

Vi scrivo per avere un parere in merito ad una situazione alquanto spiacevole che vede come protagonista mio figlio di appena sei anni. Ho scoperto poco tempo fa, tramite un noto social, che la compagna del mio ex marito ha pubblicato alcune foto che ritraggono mio figlio. Ho chiesto ad entrambi di cancellare le foto in questione ma senza alcun riscontro. E’ legittimo che terzi soggetti, diversi dal padre e dalla madre del bambino, possano arrogarsi il diritto a pubblicare le foto di quest’ultimo?

Laura, Trieste

Risposta 

Gentilissima Laura, la questione che Lei sta portando alla nostra attenzione riguarda un fenomeno in costante aumento, in grado di comportare notevoli problematiche alla luce degli elevati rischi e delle possibili conseguenze negative (si pensi ad esempio ai casi in cui, mediante l’utilizzo di elaborazioni grafiche, i visi dei bambini vengono modificati per diffondere materiale pedo-pornografico). Premesso ciò, il nostro ordinamento, sia in relazione all’art. 10 del codice civile, sia relativamente alla ratifica della Convenzione di New York del 1989, si è sempre dimostrato attento alla tutela dei diritti del minore.

L’art. 16 della Convenzione, in particolare, afferma che “nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione. Il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti.” È chiaro quindi l’intento di tutelare un soggetto che per l’età risulta essere potenzialmente più debole rispetto ad altri. Nello specifico, con il nuovo Regolamento Europeo in materia di protezione di dati personali, il legislatore europeo ha mostrato una specifica attenzione nei confronti dei minori. L’art. 8 del GDPR afferma che “qualora si applichi l’articolo 6, paragrafo 1, lettera a), il trattamento di dati personali del minore è lecito ove il minore abbia almeno 16 anni. Ove il minore abbia un’età inferiore ai 16 anni, tale trattamento è lecito soltanto se e nella misura in cui tale consenso è prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale.

Gli Stati membri possono stabilire per legge un’età inferiore a tali fini purché non inferiore ai 13 anni”. Il legislatore interno, con Decreto 101/2018 ha deciso di abbassare il predetto limite d’età a 14 anni, riprendendo di fatto il limite per l’imputabilità posto dall’art. 97 del codice penale. Se dunque i minori infra-quattordicenni possono prestare autonomamente e validamente il proprio consenso al trattamento dei dati, anche per le immagini postate nel web che possono identificarli, per i minori di quattordici anni il consenso sarà validamente prestato solo nel caso in cui venga fornito da coloro che detengono la responsabilità genitoriale sui minori stessi. Il Tribunale di Mantova, nel 2017, ha generalizzato, per un caso di divorzio, il divieto di pubblicazione delle foto dei figli sul profilo Facebook, nonché su ogni altro social network: si tratta di un primo riconoscimento importante che da allora ha trovato numerose repliche in vari tribunali italiani e che viene indirettamente ripreso anche nell’ordinanza del Tribunale di Rieti (Trib. Rieti, ordinanza del 7.03.2019).

I giudici di Rieti, accolto il ricorso, hanno ordinato alla compagna del padre la rimozione di immagini, informazioni e dati relativi ai minori dalla stessa pubblicati sui social networks; il Tribunale, inoltre, ha inibito alla donna la pubblicazione di ulteriori immagini in assenza dell’espresso consenso di entrambi i genitori. Pertanto, in risposta alla sua domanda, solo i genitori, e non terzi, possono dare il consenso alle foto dei figli minori online.

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