Firefox blocca i tracker che ci spiano e rallentano anche la navigazione

Mozilla ha annunciato che le prossime versioni di Firefox bloccheranno automaticamente i codici che gli inserzionisti e società utilizzano per monitorare ogni nostro clic sul web a fini pubblicitari. Il browser è sempre stato uno dei più attenti alla privacy degli utenti, per questo stupisce leggere che in Italia è utilizzato solo dall’8%. 7 italiani su 10 usa Google Chrome, quello che ci traccia di più.

Non solo monitorano ogni nostro clic sul web per fini pubblicitari, ma rallentano anche il caricamento delle pagine. Sono i codici di tracciamento a cui Firefox ha dichiarato ufficialmente guerra. Infatti ha annunciato Mozilla, la società proprietaria del browser, che le prossime versioni di Firefox bloccheranno automaticamente i tracker. Lo ha fatto anche Safari (Apple), anche se in modo più limitato. Il monitoraggio rallenta il web. In uno studio di Ghostery, il 55,4% del tempo totale richiesto per caricare un sito web medio è stato dedicato al caricamento di tracker di terze parti. Per gli utenti su reti più lente l’effetto può essere anche peggiore.

Per capire concretamente cosa sono le tecnologie di monitoraggio sul web facciamo un esempio: è come se nel mondo fisico, i consumatori fossero seguiti da centinaia di venditori da un negozio all’altro, spiando i prodotti che guardano o acquistano. La privacy è un diritto garantito sia offline sia online, eppure…

Per rispettare maggiormente la privacy degli utenti anche in questo senso, Firefox bloccherà i cookie e bloccherà l’accesso allo storage da contenuti di tracciamento di terze parti. “Lo abbiamo già reso disponibile per i nostri utenti Nightly di Firefox e puntiamo a portare questa protezione a tutti gli utenti di Firefox dalla versione 65 e continueremo a perfezionare il nostro approccio per fornire la protezione più forte possibile preservando al tempo stesso una user experience senza intoppi”, ha dichiarato Mozilla.

A quest’altro link è possibile vedere l’elenco delle società, che usando i servizi pubblicitari di Google, utilizzano in questo momento i tuoi dati per offrirti la pubblicità comportamentale. Allenatevi a fare opt out, se volete. Con un clic è anche possibile disattivare tutte le società e inserzionisti.

Una mossa per conquistare utenti?

“Si tratta di qualcosa di più che proteggere gli utenti – si tratta di dare loro una voce”,Mozilla motiva così la mossa anti-tracciamento. In realtà sta seguendo un trend e cerca di anticipare le novità prima degli altri competitor sul fronte della privacy online. Dopo gli scandali di Cambridge Analytica-Facebook e del patto segreto tra Google e Mastercard per tracciare gli acquisti offline dei clienti, sta crescendo negli utenti la consapevolezza alla protezione dei dati personali sul web e di conseguenza all’utilizzo sempre più di dispositivi e software a prova di privacy. Quindi la scelta di Firefox è anche una mossa di marketing, con la quale Mozilla proverà a far crescere gli utenti del browser anche in Italia, in cui solo l’8% (fonte: StatCounter) naviga affidandosi alla ‘volpe’, il logo di Firefox.

Quello che stupisce è vedere che il browser che maggiormente traccia la vita online è il più utilizzato dagli italiani, quasi 7 utenti su 10 nel nostro Paese naviga con Google Chrome, che il primo settembre scorso ha compiuto 10 anni). Le percentuali non cambiano neanche a livello mondiale: il browser di Big G ha il 60% del mercato, Safari di Apple il 14 e Firefox il 5%. Numeri che possono dirci cosa? La stragrande maggioranza degli utenti a livello globale usa Google Chrome perché per anni sulla home page di Google è apparso il ‘bottone’ per scaricare il “browser più veloce”, per cui gli internauti sono stati indotti a scaricarlo. In secondo luogo è vero che sta crescendo la consapevolezza di proteggere i dati anche online, ma siamo solo agli albori. Per questo motivo come ha scritto su Twitter David Heinemeier Hansson “abbiamo bisogno sia di soluzione politiche come il GDPR sia di salvaguardie tecniche come quelle di Firefox e Safari”. In attesa di quelle di Chrome.

Fonte: Key4biz | di Luigi Garofalo

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