Facebook, Zuckerberg scrive un post sulla privacy. Ecco quello che ha detto e quello che non ha detto

Il fondatore di Facebook ha parlato dei nuovi obiettivi dell’azienda in materia di privacy. Ma cosa si nasconde realmente dietro le sue parole?

“Negli ultimi due anni il mio obiettivo principale è stato quello di comprendere e affrontare le più grandi sfide che Facebook si è trovato di fronte. Questo significa prendere posizione su questioni importanti riguardanti il futuro di internet. In questo post, descriverò la nostra visione e i nostri principi sulla costruzione di una piattaforma di messaggistica e di  social networking, incentrata sulla privacy”.

Ci sono due tipi di post utilizzati da Zuckerberg. Quelli brevi con informazioni diverse e quelli più lunghi, che contengono vere e proprie riflessioni. Quest’ultimo post fa parte della seconda tipologia e si concentra “sulle visioni e i principi”.

“Capisco che molte persone ritengano che Facebook non possa o non voglia costruire questo tipo di piattaforma, incentrata sulla privacy, perché, onestamente, non godiamo di un’ottima reputazione in materia di creazione di servizi di protezione della privacy, e, nel corso della storia dell’azienda, ci siamo concentrati su strumenti che permettessero una condivisione più aperta. Tuttavia, abbiamo ripetutamente dimostrato che possiamo evolvere per costruire i servizi che gli utenti vogliono veramente, anche per quanto concerne la messaggistica privata e le storie”.

Questa è la chiave per comprendere la visione di Zuckerberg. Egli fornisce una definizione di privacy che si concentra sui contenuti che gli utenti postano e su chi li vede, piuttosto che su una definizione più tecnica di privacy, che introduce concetti importanti come la protezione dei dati, il trattamento consensuale delle informazioni personali e gli usi aziendali dei dati impliciti. In breve, Zuckerberg garantisce privacy su Facebook, ma non necessariamente privacy da Facebook.

“Mi aspetto che tra qualche anno  le future versioni di Messenger e WhatsApp diventino i principali modi di comunicare su Facebook. Stiamo lavorando per rendere entrambe queste applicazioni più veloci, semplici, più private e più sicure, anche con la crittografia end-to-end”.

La crittografia end-to-end, che codifica le conversazioni dal momento in cui lasciano il telefono del mittente fino all’arrivo a quello del destinatario, impedisce a chiunque sia nel mezzo di leggerlo, compreso lo stesso Facebook. Non fa nulla, tuttavia, per impedire la scansione dei metadati, come ad esempio chi sono gli utenti che inviano SMS e quando sono attivi.

“Ci sono reali problemi di sicurezza da affrontare prima di poter implementare la crittografia end-to-end in tutti i nostri servizi di messaggistica….. Quando miliardi di persone usano un servizio per connettersi, alcuni di loro ne abuseranno per fare cose veramente terribili, come sfruttare bambini, compiere atti terroristici, o  estorsioni”

La crittografia end-to-end lascerà Facebook per trovare alcune battaglie paradossalmente più facili da combattere, perché può alzare le mani e dichiararsi incapace di intervenire.

“Credo ci sia la possibilità di stabilire un nuovo standard per le piattaforme di comunicazione privata, dove i contenuti scadono automaticamente o vengono archiviati nel tempo. Le storie scadono già dopo 24 ore, a meno che non vengano archiviate, e questo dà alle persone la comodità di condividerle in modo più naturale. Questa filosofia potrebbe essere estesa a tutti i contenuti privati”.

La vera spinta all’effimero è rintracciabile  nella linea  “condividere più naturalmente”. Prima che Facebook clonasse con successo la funzione delle storie di Snapchat, l’azienda era preoccupata per il declino di quella che viene definita la  “condivisione organica”, cioè la condivisione da parte di persone normali che pubblicano contenuti sulla propria vita.

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Fonte: Guardian.com | di Alex Hern

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