Enti pubblici e trattamento dei dati sensibili: la parola alle Sezioni Unite della Cassazione

Le Sezioni Unite della Cassazione sono chiamate a decidere in merito al trattamento dei dati sensibili negli enti pubblici, dopo il ricorso fatto da un cittadino.

Gli Enti pubblici hanno il dovere di trattare i dati sensibili nel rispetto dei diritti fondamentali, proteggendone la possibile diffusione, anche in assenza di precise norme di legge o no?

E’ questa in sintesi la domanda a cui dovranno dare risposta le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, evocate dalla prima sezione della Cassazione,  chiamata a  decidere del ricorso di un cittadino che si era visto inserire da una banca, nella causale di un bonifico, la dicitura “indennizzo per danni da vaccini o da trasfusioni di sangue infetto”.

La Giurisprudenza sul punto non è univoca.

In particolare, con  una sentenza del 2014 la Prima sezione della Cassazione aveva stabilito  il dovere di trattare i dati personali nel rispetto dei diritti fondamentali, con particolare riguardo ai dati sensibili idonei a rivelare lo stato di salute.

Anche gli enti pubblici, aveva precisato la Cassazione, devono evitare la diffusione delle notizie “sensibili” ricorrendo a tecniche di cifratura o a codici di identificazione che li rendano temporaneamente non leggibili a chi è autorizzato ad accedervi.

La terza sezione della Cassazione aveva invece stabilito nel 2015 il principio opposto, ovvero secondo i Giudici di piazza Cavour, non ci sarebbe in casi come questi diffusione, che si configura solo quando un dato è conoscibile e messo a disposizione di soggetti indeterminati e in qualunque forma.

Fonte: Il Sole 24 Ore | di Fulvio Sarzana

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