Digital green pass, i dubbi di alcuni Stati e della scienza

Si attendono ulteriori dati scientifici sul rischio che i viaggiatori vaccinati o guariti dall’infezione possano ancora trasportare e trasmettere il virus.

Il digital green pass presentato ieri dalla Commissione europea, è un tema di tendenza oggi su Twitter. Il trending topic #passaportovaccinale fa capire che il tema è rilevante, ma è anche divisivo sia tra i cittadini italiani sia tra gli Stati membri, che sono chiamati ad adottarlo o meno prima dell’estate prossima. 

“Chi è stato vaccinato può comunque infettarsi (anche se in modo asintomatico) ed infettare gli altri. Qualcuno mi spiega di che stiamo parlando?”, chiede l’utente Andrea, in modo critico, su Twitter.

Tanti i tweet di questo tenore.

Sarà realtà prima dell’estate?

La Commissione punta all’adozione del digital green pass prima dell’inizio dell’estate. I prossimi passi non saranno privi di ostacoli, perché non c’è ancora un accordo tra gli Stati del Nord e del Sud dell’Europa, quest’ultimi spingono per averlo in vista del business estivo. I dubbi di alcuni Stati e cittadini: aspettando ulteriori dati scientifici sul rischio che i viaggiatori vaccinati o guariti dall’infezione possano ancora trasportare e trasmettere il virus.

“Essendo una decisione di tutti gli Stati, come è possibile farlo in due mesi? Non siamo ancora pronti sui dati, sull’uso e sugli strumenti”, ha detto un diplomatico dell’UE a Politico. “Allo stesso tempo”, ha aggiunto la fonte, “c’è una convergenza nell’UE di avere necessità di questo tipo di strumento… abbiamo bisogno di una base comune giuridica entro maggio e giugno”.

La divisione tra gli Stati

Il diplomatico ha anche indicato una divisione tra gli Stati membri, secondo i Paesi del Nord armonizzare i certificati significa “vincoli”, mentre i Paesi del Sud ritengono che il piano non si stia muovendo abbastanza velocemente.

In assenza di un accordo tra tutti gli Stati dell’Ue, “allora avremo la frammentazione, vedremo situazioni molto diverse in tutta Europa”, ha detto il commissario alla giustizia Didier Reynders.

Ma non esiste un piano B, ha avvertito.

Nel frattempo, i Paesi, la cui economia dipende fortemente dal turismo, non vedono l’ora che il pass venga adottato rapidamente.

L’Austria gioca d’anticipo, non vuole aspettare l’Ue

Il governo austriaco ha dichiarato ieri che nei prossimi giorni compirà i primi passi per realizzare un “pass verde”, a partire da un certificato di prova. Questo potrebbe essere attivo e funzionante già ad aprile, mentre la prova dell’immunità, attraverso la vaccinazione o la guarigione dal virus, seguirebbe più tardi, al massimo a giugno.

Non vogliamo aspettare l’attuazione a livello europeo“, ha affermato il cancelliere Sebastian Kurz. Ma ha definito la mossa di Vienna un “lavoro preparatorio” per un’implementazione a livello dell’UE.

Un altro sostenitore del digital green pass è il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis: ha elogiato l’UE per “andare avanti con la nostra proposta”.

“Questa è una decisione che faciliterà notevolmente la circolazione dei cittadini e contribuirà a promuovere il turismo e le economie che ne dipendono fortemente”, ha aggiunto Mitsotakis, che per primo ha sostenuto l’idea di un abbonamento di viaggio.

“Non è un secondo passaporto”

Un funzionario della Commissione, tuttavia, riporta sempre Politico, ha ammonito che, sebbene la proposta sia “fondamentalmente intesa a facilitare la libera circolazione“, il certificato verde non costituisce un “secondo passaporto”.

“Si tratta di una prova della vaccinazione“, ha detto. “Non stiamo certo regolamentando qui come i paesi dell’UE gestiscono i propri confini”.

Ciò significa che la proposta elude un dibattito separato e molto più spinoso: se il certificato di vaccinazione debba essere utilizzato per eliminare le restrizioni di viaggio.

“Il dibattito sull’uso del certificato deve ancora svolgersi”, ha concluso il diplomatico dell’UE.

Fonte: Key4biz | di Luigi Garofalo

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