Data center, Microsoft e altre aziende tecnologiche non vogliono archiviare dati in Australia

Il presidente di Microsoft, Brad Smith, ha sollevato le sue preoccupazioni per la nuova legislazione australiana sulla crittografia, affermando che sempre più clienti stanno chiedendo alla società di costruire i suoi centri dati altrove. 

A causa della nuova legislazione sulla crittografia, le aziende e i governi non si sentono “più a loro agio” a depositare i loro dati in Australia, ha avvertito Microsoft.
Mercoledì scorso il presidente e chief legal officer dell’azienda, Brad Smith, ha riferito che, a seguito di questi cambiamenti, i clienti stanno chiedendo di costruire data center altrove e che l’industria ha bisogno di una maggiore protezione contro la creazione di “debolezze sistemiche” nei suoi prodotti.
Questa settimana l’industria tecnologica australiana, che ha preso parte a un forum industriale a Sidney, ha rinnovato le richieste di ulteriori emendamenti alla controversa legislazione in materia di cifratura e cracking.

Inoltre mercoledì, il portavoce del Partito laburista per l’economia digitale, Ed Husic, ha riferito alla StartupAus del forum di Sydney, che vorrebbe poter “tornare indietro nel tempo”, esprimendo il suo rimorso per il ruolo giocato dal partito laburista nell’approvazione della nuova legislazione e spiegando che l’opposizione ha dovuto agire così, temendo di poter essere incolpata di un attacco terroristico durante Natale, se si fosse rifiutata di collaborare.
A Canberra, Smith ha detto, di fronte al Comitato per lo sviluppo economico dell’Australia, che la legge non aveva ancora cambiato le operazioni di Microsoft in Australia, ma che l’azienda era comunque preoccupata per le sue “potenziali conseguenze”.

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Fonte: Guardian.com | di Paul Karp

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