Corte Suprema USA deciderà sulla privacy nell’era dei telefonini cellulari

Le probabilità che ciascuno di noi faccia ricorso al telefono che portiamo in tasca molte volte al giorno sono alte, e così facendo non ci rimane altra scelta che trasmettere costantemente dati, come la nostra posizione e i nostri movimenti, alle società di telefonia mobile che ci offrono il servizio. Per la maggior parte delle persone non è un problema, soprattutto se ne coscienti e lo accettano. Ma quanto è facile per un’agenzia governativa mettere le mani su questi dati?

Questa dilemma è al centro di un nuovo caso che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso di prendere il considerazione. La decisione dei giudici potrebbe ridefinire non solo i limiti di legge nell’accesso ai record del cellulare, ma il futuro della sorveglianza.

Il firmatario del caso, Timothy Carpenter, è stato condannato nel 2013 per una serie di rapine a mono armata in Michigan e Ohio; la sua condanna si basava in parte su dati di posizione che hanno associato il suo cellulare alla scena di molti dei crimini. La polizia aveva ottenuto questi dati senza un mandato, perché gli investigatori sostenevano di avere ragionevoli sospetti che permettono l’accesso ad i dati in base alle leggi federali. Proprio questa è la giurisprudenza contestata da Carpenter che, invece, ritiene si tratti di una violazione del Quarto Emendamento.

I precedenti gradi di giudizio hanno dato torto a Carpenter sostenendo che, innanzitutto, non si è trattato di richiesta di dati da parte della polizia visto che firmando il contratto con la sua compagnia telefonica, l’utente aveva acconsentito a lasciar registrare le proprie posizioni e non poteva ragionevolmente aspettarsi che le informazioni restassero private. Questo ragionamento giuridico, conosciuto come la dottrina delle terze parti, proviene da una decisione del Tribunale Supremo del 1979, quando le persone usavano i telefoni fissi e cercavano i numeri sulle Pagine Gialle. 

E’ ragionevole, dunque, rivedere la giurisprudenza per adattarla al mondo attuale in cui virtualmente tutti sono costantemente connessi online tutto il tempo ed esposti ad una costante, sorveglianza.

 

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Fonte: The New York Times | di The Editorial Board

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