Condannata Corte dei Conti per violazione della privacy

La Corte dei Conti è stata condannata per non aver mantenuto la riservatezza su dati personali delicati. Sul sito dell’organo di giustizia erano state riportate sentenze con i dati sanitari dei ricorrenti.

La Corte dei Conti è stata condannata per aver violato la privacy degli interessati pubblicando informazioni delicate e riservate. Sul sito online dell’organo di giustizia contabile, infatti, era stato riportato il contenuto di sentenze con i dati sanitari dei ricorrenti. In pratica, sul sito internet della Corte dei conti era possibile leggere diverse sentenze su procedimenti relativi a trattamenti pensionistici, sentenze nelle quali si facevano dettagliati riferimenti alle condizioni di salute dei ricorrenti e alle patologie dalle quali gli stessi erano affetti. Il trattamento illegittimo riguarda 92 persone che, per questo motivo, si sono rivolte al giudice per fatti che erano apparsi sul sito della sezione giurisdizionale tra il 2004 e il 2007, oggetto appunto di un lungo contenzioso.

Giustizia e privacy

La questione, nient’affatto isolata o eccezionale, parte da un assunto: la giustizia è amministrata in nome del popolo e le sentenze ed i provvedimenti dei giudici in generale sono documenti pubblici proprio per consentire ai cittadini di controllare l’operato del sistema giudiziario. In questi documenti, però, sono contenuti dati personali ed informazioni delicate e pertanto la garanzia della pubblicità deve necessariamente essere contemperata con l’esigenza di tutelare la riservatezza.

In un primo tempo il Tribunale di Palermo adito dagli interessati aveva negato la violazione della privacy in quanto riteneva che la pubblicazione fosse avvenuta senza la loro esplicita opposizione [1]. Questi ultimi, poi, proponevano ricorso in Cassazione la quale, nel 2016 [2], ha ribaltato l’orientamento del giudice di primo grado, stabilendo che la pubblicazione di quei dati è da ritenersi illecita, in quanto riguardante dati personali idonei a rivelare lo stato di salute della persona [3].

Informazione o privacy?

Il principio espresso dalla Cassazione è di fondamentale importanza: la segretezza di alcune informazioni personali, che non possono essere diffuse neppure in nome dell’interesse all’ informazione e neppure tra gli addetti ai lavori. Neanche la Corte dei Conti, in sostanza, può violare il diritto alla riservatezza dei cittadini. Infatti, il tema della protezione dei dati personali ai tempi del web, dei social e dell’informazione diffusa è molto delicato ed ha imposto l’adozione di un sistema uniforme di tutela a livello sovranazionale. Questa necessità ha condotto all’intervento da parte del legislatore europeo, con l’adozione del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (cosiddetto General Data Protection Regulation), già entrato in vigore e che diverrà pienamente esecutivo a partire dal 25 maggio 2018.

La magistratura non può non tenere conto di questo nuovo contesto normativo, e pertanto la sentenza della Corte di Cassazione apre importanti spazi di riflessione nel dibattito sul ruolo dell’informazione giuridica e sui limiti alla diffusione di pronunce giurisdizionali sulle banche dati online rispetto, appunto, al delicato tema della riservatezza.

note

[1] Trib. Palermo, sent. del 14.07.2010
[2] Cass., sent. n. 10510 del 20.05.2016.
[3] così come stabilito dall’art. 22 comma 8, D. Lgs. n. 196/2003.

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