Cassazione: privacy non violata se la moglie è al corrente della videosorveglianza

Per la Cassazione non si tratta di “interferenze illecite nella vita privata” se la famiglia è a conoscenza dell’impianto di sorveglianza installato in casa.

Il marito che installa le telecamere in casa, non viola la privacy della moglie, se lei ne è al corrente e le tollera, pur coprendole, per due anni prima di denunciare il consorte.

La Corte di cassazione, con la sentenza 14253, mette il “dito” tra moglie e marito e annulla il sequestro probatorio di un Dvd disposto in sede di riesame dopo la denuncia della signora. A carico del ricorrente erano stati ipotizzati in prima battuta due reati: maltrattamento in famiglia (articolo 572 del codice penale) e interferenze illecite nella vita privata (articolo 615.bis del codice penale). Dei due addebiti era però rimasto in piedi solo il secondo. E proprio per verificare le interferenze illecite, il tribunale del riesame aveva disposto il sequestro del Dvd ravvisando il “fumus” del reato. La Cassazione annulla, con rinvio, l’ordinanza perché il Tribunale non aveva valutato le tesi difensive che appaiono fondate. E’ vero che la donna si era detta contraria all’installazione del dispositivo, che serviva, secondo quanto affermato anche dal comandante della stazione dei carabinieri locale, a controllare delle armi che il ricorrente lecitamente teneva in casa. Ma per la Suprema corte è dirimente il fatto che le sgradite telecamere erano in funzione da circa due anni e la moglie lo sapeva, tanto è vero – sottolineano i giudici – che «le aveva oscurate con dei panni». Anche il figlio della coppia, aveva deposto, in sostanza, a favore del padre, affermando che tutti in famiglia erano al corrente del sistema. Solo dopo 24 mesi la signora aveva denunciato la lesione della sua privacy. Per la Cassazione però il tempo trascorso dal fatto noto «si contrappone con evidenza alla configurabilità del fumus di un’interferenza indebita nella vita privata».

Fonte: Ilsole24ore | di Patrizia Maciocchi

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