Candidature collegio Garante Privacy, un solo informatico candidato

Il professor Vincenzo Ambriola è l’unico docente universitario che si occupa di questa materia. Gli altri sono avvocati, magistrati e politici

Più di 200 candidature da tutta Italia. Tra gli aspiranti successori di Antonello Soro, Garante della Privacy dal giugno 2012, ci sono costituzionalisti, magistrati, avvocati e diversi politici. Nomi su nomi che provengono dal mondo della giurisprudenza. Eppure, solo uno di loro è un informatico puro. Si chiama Vincenzo Ambriola, ha 65 anni, si è laureato all’Università di Pisa, dove insegna Informatica da 40 anni. Alle sue spalle un passato da prorettore, oltre a una solida esperienza sull’uso della rete da parte della pubblica amministrazione. Sempre Ambriola è stato il fondatore del corso di laurea in Informatica umanistica e ha, alle spalle, una lunga esperienza di dialogo con i giuristi.

Dopo la raccolta delle domande dei partecipanti, conclusasi a maggio, ora tocca al Parlamento esprimersi. Il 26 giugno prossimo, Camera e Senato saranno quindi chiamati a scegliere, con voto segreto, i quattro membri che faranno parte del Collegio dell’autorità garante per la protezione dei dati personali. Dopodiché verranno organizzate le elezioni all’interno del Collegio e sarà nominato il nuovo presidente. In caso di parità, la carica spetta al componente più anziano.

In questi giorni è stato lanciato un appello da parte dei docenti di Informatica e di Ingegneria informatica affinché tra i membri del Collegio sia presente anche una componente che li rappresenti. Un gruppo di prof ha così inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato richiamando attenzione sul tema.

Ma com’è possibile che, tra centinaia di candidature, solo una provenga dall’Informatica pura? “In passato soltanto una volta c’è stato un informatico tra i membri del Collegio, ma si trattava di un dirigente e non di un professore universitario – spiega Ambriola – Io ho deciso di farmi avanti perché ritengo che oggi sia indispensabile affrontare la protezione dei dati da un punto di vista informatico”.

Tra i modelli di Ambriola c’è Stefano Rodotà: “Lo incontrai quando diventai prorettore, a 41 anni, e i suoi insegnamenti sono ancora un faro per me – aggiunge – Proteggere i dati personali significa prima di tutto avere ben chiara una cornice giuridica che permetta ai magistrati di intervenire in caso di violazione. È però sempre più urgente la conoscenza approfondita dei sistemi informatici e di come sono raccolti i dati, soprattutto in un’epoca in cui le reti sociali sono sempre più interconnesse e la sicurezza informatica è diventato pane quotidiano”.

Fonte: Firenze.repubblica.it | di Valeria Strambi

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