Black Mirror, come fa ‘Bandersnatch’ a trasformare gli utenti in Big Data senza il consenso

Con l’episodio interattivo ‘Bandersnatch della serie Black Mirror su Netflix, scegliere i Frosties o gli Sugar Puffs apparentemente non ha alcun impatto sulla storia, se non condizionare quale rimando apparirà distrattamente su uno schermo durante la narrazione. Eppure, quella scelta così innocua, non a caso è la prima: rappresenta più di ogni altra ciò che rende questo esperimento di film a scelta multipla non un’eccentrica trovata d’intrattenimento, ma una gigantesca innovazione di marketing:  l’uso che si potrebbe fare in futuro dello strumento, cambia profondamente la natura qualitativa dei dati raccolti.

Nel calderone di Black Mirror: Bandersnatch finisce in ordine sparso un po’ di tutto, dai videogiochi ai libri-gioco, dalle suggestioni carrolliane alla teoria dell’interpretazione a molti mondi della realtà (nota ai più come ‘degli universi paralleli’); com’è possibile però che uno show geniale, che ci ha abituati ai più alti livelli di scrittura visti sul piccolo schermo, decida di proporre la storia piuttosto irrilevante di un programmatore che ha una crisi esistenziale? Il motivo è semplice, e lo script prova a ricordarcelo quando con quella straordinaria mise en abîme introduce il logo di Netflix tra le opzioni: mai come questa volta la serie originariamente nata su Channel 4 diventa uno specchio che ci restituisce la nostra immagine, mentre noi non la guardiamo perché troppo impegnati a scegliere che cereali deve mangiare un personaggio poco interessante.

Quei cereali, così apparentemente insignificanti, sono forse l’elemento più importante del lungometraggio. Scegliere i Frosties o gli Sugar Puffs apparentemente non ha alcun impatto sulla storia, se non condizionare quale rimando apparirà distrattamente su uno schermo durante la narrazione. Eppure, quella scelta così innocua, non a caso è la prima: rappresenta più di ogni altra ciò che rende questo esperimento di film a scelta multipla non un’eccentrica trovata d’intrattenimento, ma una gigantesca innovazione di marketing, che dando l’illusione della libertà ci imprigiona. È chiaro che il problema non è Bandersnatch in sé, ma l’introduzione di una nuova forma di intrattenimento cui prelude, che è in realtà un sondaggio mascherato da film. Le storie a scelta multipla sono sempre esistite, è vero, ma nell’era dei big data assumono un ruolo e un significato diverso.

 

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