Big Data, servizi finanziari e privacy

L’assicurazione sanitaria di Donald Trump potrebbe presto diventare più cara e non solo a causa del suo amore per i burritos. Nuove analisi statistiche che si avvalgono dei big data hanno trovato una correlazione tra il tono negativo dei tweet e il rischio di malattie cardiache. Non solo: secondo le ricerche effettuate dagli analisti delle informazioni che ogni giorno, volontariamente, regaliamo ai social network, il livello di istruzione degli amici su Facebook o l’attività del telefono cellulare può aiutare a rivelare la probabilità di rimborsare un prestito. Sempre più le compagnie assicurative, cosi’ come le finanziarie, frugando nella vita digitale dei clienti.

Mentre fino a pochi anni fa banche e assicurazioni potevano contare solo sulle informazioni che le le agenzie di credito mettevano a disposizione sui loro clienti, oggi  la caccia si e’ allargata ai profili sui social network, alle abitudini di navigazione, carte fedeltà e geolocalizzazione dei telefoni. Addirittura, secondo la principale agenzia di analisi del credito in America, le parole usate nello status di Facebook potrebbero aiutare a prevedere l’affidabilità del creditore, sono in atto altre ricerche per valutare l’analisi delle espressioni facciali e del tono della voce.

Per gli entusiasti sostenitori si tratta dell’alba di un nuovo mondo, dove domanda ed offerta si incontrano perfettamente permettendo ai consumatori di accedere a prodotti sempre più economici. Ma le associazioni dei consumatori denunciano la totale assenza di chiarezza circa l’uso delle informazioni raccolte ogni nanosecondo.

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Fonte: The Economist | di Opinion

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