Big Data, Fosca Giannotti, ricercatrice CNR Pisa ‘La persona digitale non dovrebbe essere scissa da quella fisica’

Fosca Giannotti, ricercatrice CNR Pisa, afferma che l’elaborazione dei big data ha come scopo principale il business, ma tale studio è fondamentale anche per accrescere il benessere collettivo.

Lo scandalo Cambridge Analytica ci ha improvvisamente fatto sentire “nudi” davanti allo schermo. Un like, una applicazione scaricata per caso, una chat, un ordine online o semplicemente una ricerca in internet sono diventati per molti un pericolo. Come se avessimo puntato addosso l’occhio del Grande fratello h24. Ma quanti dati si producono quotidianamente? Per dare un’idea dell’ordine di grandezza – e si tratta di stime in continua evoluzione – nel 2014 si producevano 2,3 zettabyte al giorno che entro il 2020 potrebbero raggiungere i 40. Una quantità enorme se si considera che 2,3 zettabyte equivalgono a 2,3 per 10 alla settima bytes. Detta diversamente: se paragoniamo un gigabyte a una tazza da 325 centrilitri, uno zettabyte avrebbe lo stesso volume della Grande Muraglia cinese (fonte Cisco).

UN USO POSITIVO DEI BIG DATA

I dati che seminiamo ogni giorno come briciole, e che ogni giorno vengono raccolti da colossi 2.0, aziende e laboratori scientifici, non sono però il male assoluto. Anzi, una volta elaborati possono migliorare la qualità della nostra vita quotidiana e, se trattati correttamente, non mettere a repentaglio la nostra sfera privata.

I RISCHI DEL MONOPOLIO

Questo non significa che la raccolta e l’utilizzo di queste tracce digitali non presentino criticità e rischi. È un fatto, per esempio, che esistano «grandi aggregazioni di dati in mano a colossi come Google, Amazon, Facebook che con il successo e la pervasività che hanno raggiunto sono diventati dei veri e propri latifondisti di dati», spiega a L43 Fosca Giannotti, direttore di ricerca al CNR di Pisa e coordinatrice del progetto SoBigData. Questa eccessiva concentrazione, continua Giannotti, crea una disparità incredibile, la cui pericolosità fino a ora è passata piuttosto inosservata. A differenza di altri monopoli, poi, quello sui dati personali non è ancora stato regolato.

LA SFIDA EUROPEA

Per fare chiarezza è necessario separare i piani della discussione. Da una parte, sottolinea la ricercatrice, c’è la centralizzazione eccessiva di dati nelle mani di pochi attori. Dall’altra non va dimenticato che i dati personali sono proprietà di chi li produce. «Un po’ come il sangue o il Dna», sottolinea Giannotti, «e devono essere trattati con dignità e rispetto». E proprio per tutelare maggiormente i diritti di chi i dati li produce, l’Unione europea ha contribuito alla discussione approvando la Gdpr, la European General Data Protection Regulation. Un passo avanti visto che la normativa stabilisce, per esempio, che sui dati valgano le leggi del Paese dove sono prodotti e non più di quello dove vengono elaborati. Non un dettaglio, considerando che la quasi totalità delle società 2.0 hanno il quartier generale in Usa.

Leggi l’articolo originale Big data, opportunità e rischi secondo Fosca Giannotti

Fonte: lettera43.it | di Francesca Buonfiglioli

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