Amazon, Facebook e Google. Che succede?

Amazon prima ha causato la chiusura delle librerie e ora le apre. Facebook da sempre è gratis e ora pensa agli articoli dei giornali a pagamento. E Google prima si è scagliato contro i bloccanti della pubblicità online, perché uccidono l’editoria online, e ora crea il suo ad-blocker. Che succede?

Mettiamo insieme i pezzi del puzzle o, come si faceva una volta sulla Settimana Enigmistica, uniamo i punti per ottenere la figura completa.

New York, maggio 2017: sulla trafficata Columbus Circle, Amazon apre una libreria. Sì, proprio così, una cara e vecchia libreria fatta di libri di carta proprio di quelle che il colosso degli acquisti online aveva mandato fuori mercato. Si tratta solo della prima delle tre librerie che Amazon ha previsto di aprire a New York e che andranno a sommarsi a quelle già presenti a San Diego, Portland, Chicago e Washington.

Piccoli particolari da tenere a mente: la libreria di Amazon non accetta contanti. Per pagare gli acquisti, i membri di Amazon Prime possono utilizzare l’applicazione Amazon sul loro smartphone, mentre i non-membri possono utilizzare la carta di credito. Il prezzo di tutti gli articoli corrisponde a quello del sito web Amazon per i membri. I non membri Prime pagano il prezzo di listino per libri e altri oggetti. Del resto, lo scorso dicembre, sempre Amazon aveva aperto a Seattle anche un grocery store, corrispettivo dei nostri alimentari o minimarket di quartiere.

Fine della prima scena.

Un punto imprecisato del cyberspazio: il 12 giugno, un articolo del Wall Street Journal annuncia che Facebook starebbe mettendo a punto un sistema di pagamento per gli articoli che le testate pubblicano sul social media. Un momento, ma come! Facebook, la stessa azienda che per anni è stata paladina dell’idea che tutto debba essere free perché i paywall sono obsoleti, uccidono internet e la libertà di circolazione delle idee e che il dovere dei giornali è far circolare le notizie il più possibile, non proteggerle dietro un muro?

C’è un’altra novità: dopo aver permesso – grazie agli “Instant Articles” – alle media company di prendere tutte le revenue della pubblicità, ora si dibatte su come spartirsi le sottoscrizioni.

Fine seconda scena.

Giugno 2017. Google si scaglia contro i bloccanti della pubblicità online che, sostiene, uccidono l’editoria online. Poi, però, lancia un suo ad-blocker che blocca tutti – o quasi – tranne quelli che passano attraverso il sistema di…Google.

Potremmo andare avanti per molto, ma l’immagine dovrebbe già intravedersi ormai.

Avete unito i punti?

Fonte: Key4biz | di Roberto Capocelli

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