“Adeguarsi al GDPR sta portando più benefici alle aziende”, afferma Cisco.

Secondo uno studio pubblicato dall’azienda, chi investe maggiormente sulla protezione dei dati personali gode di cicli di vendita più brevi ed è più protetto dai crimini informatici. Buone notizie alla vigilia della Giornata europea sulla Privacy.

 

Maggiore sicurezza di concludere un affare e cicli di vendita più veloci: a otto mesi dalla piena effettività del Regolamento generale per la protezione dei dati (Gdpr), chi ha investito sulla privacy dei propri clienti è stato premiato. Secondo il Cisco Data Privacy Benchmark , studio realizzato dall’azienda leader nel settore tecnologico che La Stampa ha ottenuto in anteprima, la maggiore attenzione degli utenti alle modalità di trattamento dei dati e ai rischi di cyber security comportano tempi più lunghi nei cicli di vendita per almeno l’87 per cento delle aziende, contro il 66 per cento dell’anno scorso. Ma il fenomeno, che rende anche meno sicura la conclusione di un affare, è stato maggiormente mitigato dalle aziende che hanno investito in modo da soddisfare i nuovi requisiti, tra cui quelle italiane.

Contatto iniziale, qualificazione, presentazione del prodotto, valutazione e vendita: il momento in cui un cliente e un venditore si incontrano e quello della conclusione dell’acquisto sono molto più lontani di quanto non si pensi. E se il compito dell’azienda è di rendere più facile ogni passaggio, in modo da assicurarsi la conclusione della vendita, «soprattutto quest’anno riservatezza e privacy dei dati sono stati aspetti molto importanti per gli utenti – ha commentato Michelle Dennedy, Responsabile della Privacy di Cisco -. Il dato è la nuova valuta e, mentre il mercato evolve, le aziende ottengono benefici di business reali dai propri investimenti nella protezione dei dati».

Secondo quanto rilevato dallo studio, che raccoglie e aggrega le risposte fornite da 3200 specialisti dell’ambito privacy di 18 Paesi, gli utenti sono complessivamente più attenti sia al modo in cui i propri dati vengono trattati sia ai rischi derivanti dai crimini informatici. Questo, dicono gli esperti, porta a differenze considerevoli nella lunghezza media dei cicli di vendita, che varia a livello europeo dalle 2,6 settimane dell’Italia alle 4,2 settimane della Francia – e le 3,1 settimane della Germania.

I maggiori ritardi nelle vendite sono attribuiti ad aree in cui i requisiti di riservatezza sono elevati o in fase di transizione. Una maggiore lunghezza del ciclo di vendita può tuttavia causare perdite di fatturato legate a indennizzi, finanziamenti e relazioni più complesse con gli investitori. Ma il ritardo nelle vendite può soprattutto trasformarsi in una perdita se un potenziale cliente acquista da un concorrente o decide di non concludere l’acquisto.

 

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Fonte: La Stampa | di Raffaele Angius

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