Adeguamento al Gdpr per negozi e ristoranti. Nel Torinese coinvolte 65 mila imprese

L’Ascom di Torino stima che tantissime saranno le imprese interessate dalla novità del Gdpr. Secondo Pizzetti (ex Garante Privacy) “Occorre valutare quali dati si ottengono dai consumatori e quali rischi possono esserci”.

Dodici giorni al 25 maggio 2018. Una data che gli imprenditori più attenti hanno cerchiato in rosso. Da quel giorno, infatti, dovranno adeguarsi alle nuove regole europee sulla privacy. È un’incombenza che grava su tutte le imprese, grandi o piccole che siano. “Bisognerà affrontare difficoltà sia di tipo organizzativo, perché le realtà più piccole non hanno personale specializzato nella protezione dei dati, sia culturale, perché dovranno capire che non si tratta di orpelli burocratici”, evidenzia Carlo Alberto Carpignano, direttore dell’ Ascom di Torino.

L’associazione dei negozianti stima che in provincia ci siano 65 mila imprese interessate dalla novità solo nel suo ambito d’azione, ossia il commercio e il turismo. Ecco perché ha organizzato un primo incontro, mercoledì nella sede di via Massena 20, per capire quanto prevedono le nuove norme sulla privacy e cosa occorre fare. “Alcuni stanno proponendo soluzioni software chiavi in mano, ma in questo caso l’aspetto informatico è secondario. Piuttosto bisogna partire da un’analisi di cosa si fa oggi con i dati di clienti e dipendenti e cosa invece andrebbe fatto secondo la nuova legge”, evidenzia Carpignano.
Dal 25 maggio in avanti gli imprenditori dovranno ad esempio porre maggiore attenzione a come trattano i dati dei dipendenti. Non tanto quelli anagrafici, quanto piuttosto quelli legati ad esempio alla loro salute, che possono ricevere se i lavoratori sono iscritti a un sistema di assistenza sanitaria integrativa o se accedono a forme di welfare aziendale. E poi dovranno proteggere pure la privacy dei loro clienti.

“Si tratta di valutare quali dati si ottengono dai consumatori e quali rischi possono esserci”, sintetizza Franco Pizzetti, giurista torinese ed ex Garante della privacy. Un esempio? “Se un ristoratore tiene un elenco delle allergie dei suoi clienti abituali, deve proteggerli in un certo modo per evitare che ne venga fatto un uso improprio. Se invece si limita a segnarsi il numero di telefono dei clienti che prenotano e poi li cancella o comunque non li usa per altre finalità, i problemi saranno minori”, spiega l’accademico.

Leggi l’articolo originale Dal 25 maggio la privacy entra in negozi e ristoranti: multe a chi non tutela i clienti

Fonte: Torino.repubblica.it | di Stefano Parola

© 2017-2018 Associazione Privacy Italia - C.F. 91039930192 - P. Iva 01685370197 - Informativa Privacy

Con il sostegno di:

Fondazione di Sardegna Fondazione Cariplo
Positive SSL